|
|
October 28
Sistematicamente trovo la realtà immersa in una sconsolata materialità che distrugge oltremodo l’idea di appartenenza a qualcosa di divino. L’animale è gelido, fuor misura si sorprende dinanzi all’uomo. L’uomo, il vetro tra la cognizione e la realtà, la visione riflessa del peccato, il solenne martirio del buon senso. La felicità, ingorda di speranza, attende il suo amante ideale, la sua veste ripulita. Assorbo il malessere come vendetta dell’inconscio. Tuttavia la luce dell’oscurità mostra quanto dista la meta; il sogno si inietta nel buon senso creando vuoti incolmabili. La volontà si innalza come dea sovrana del vivere, ma si viene a conoscenza che le puttane cambiano cazzi ogni minuto. Il malessere è discusso dalle buone intenzioni, ma il vuoto è sempre il dominatore dell’anima; indugiare deboli e silenziosi è uno specchiarsi con i propri dubbi, agire ed affermarsi resta solo un’utopia da dilettanti. Spiegare come un rapporto degeneri sentenzia una sconfitta. Nel creare apparenze ci si riconosce saturi di motivazioni mostrando la propria inettitudine. Il mio dilemma è morto da tempo… ho fiducia che non si faccia più vivo. Mi copro di un velo di note per affrontare la mia volontà di non insorgere. Il profumo dell’amore si è fatto vivo, ma accostarsi ad esso credo sia una degenerazione del mio essere.. Non ostacolando il mio cammino verso la saggezza pongo da parte tutti le esposizioni e le circostanze, la gioia di svegliarsi tristi è inappagabile.
|